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Un voto che fa primavera

Il primo turno della amministrative ha dato chiari segnali di cambiamento in Lombardia. Non sono messaggi univoci, come vedremo, ma segnano in modo evidente un cambio di stagione che va rafforzato con il ballottaggio e con un rinnovato impegno sui temi che stanno provocando disagio e paura tra i cittadini.
La tornata elettorale ci consegna un Partito Democratico in salute, capace di assorbire molto meglio di altri i colpi dell’astensionismo e della cosiddetta anti-politica. Un buon mix tra la scelta delle persone giuste, la presenza sul territorio e la partecipazione ha consentito di conquistare consenso anche in zone fino a ieri considerate roccaforti di voto del centro-destra. Solo qualche mese fa un risultato del genere era difficile da ipotizzare, ma c’è ancora tanto lavoro da fare.
La primavera evocata dal titolo è stagione di cambiamento e di contraddizioni. Chiede la fatica di svegliarsi dal torpore dell’inverno e porta con sé rischi di acquazzoni e brusche discese della temperatura. Metafore che ci suggeriscono la necessità di lasciare ad altre stagioni l’esultanza e la possibilità di godere di risultati stabili e consolidati. Si tratta ora di costruire le condizioni perché dal ballottaggio arrivino segnali coerenti con il cambiamento. Si tratta, soprattutto, di fare in modo che l’apertura di credito dimostrata dagli elettori si trasformi in convinto sostegno all’alternativa in Lombardia. Si parte dai comuni, dove la buona amministrazione paga ed è spesso più forte della protesta, per arrivare, in un tempo plausibilmente non lontano, alla regione.
Ci sono però segnali da non trascurare.
Il primo è la crescente percentuale di astensionismo. Segnale di stanchezza e disillusione nei confronti di un sistema politico che viene considerato incapace di offrire risposte alla crisi, a partire dall’autoriforma dei partiti stessi. Il non voto non riguarda solo gli altri, interroga anche il Pd che non può permettersi di fare spallucce dicendo che le conseguenze le deve tirare più che altro il centro destra. Servono chiari segni di inversione di tendenza e, laddove sono state ben organizzate, le primarie hanno dimostrato una volta di più di essere un grande strumento di partecipazione e rinnovamento.
Il secondo dato eclatante è l’affermazione del Movimento 5 stelle che fa riferimento a Beppe Grillo. Difficile capire dove arriverà la sua corsa. Il risultato ottenuto non può però essere bollato con l’etichetta della protesta fine a se stessa, porta con sé una voglia di partecipazione dal basso che deve essere considerata un’opportunità importante e una provocazione per tutti i partiti a saper essere più capaci di coinvolgere i cittadini che non vogliono essere considerati solo utili elettori (il termine poteva essere anche un altro), ma chiedono di essere ascoltati.
Terzo segnale. Il voto dei lombardi è un chiaro messaggio di disagio nei confronti del centro destra, ma non è detto che sia definitivo. Per trasformare l’avviso nello sfratto esecutivo di colui che in questi anni ha rappresentato la sintesi politica del centro destra dai piani alti del Pirellone c’è ancora tanto lavoro da fare. La coalizione che sostiene Formigoni esce molto indebolita dal voto, ma paradossalmente la posizione del Celeste è quasi rafforzata dalla doppia debolezza di Lega e Pdl che non possono permettersi di perdere la presidenza della regione.
Godiamoci, allora, le prime belle giornate della nuova primavera lombarda, ma rimbocchiamoci le maniche per cominciare a raccogliere le primizie con il ballottaggio e lavorare affinché il raccolto di un’estate che non sappiamo ancora quando potrà arrivare sia abbondante.
In chiusura, consentiteci un grande grazie a coloro che hanno sostenuto il Pd in questa campagna, agli elettori, ma soprattutto ai candidati che si sono generosamente messi a disposizione della non facile sfida amministrativa.

PD Lombardia

Non si mortifichi la dignità del paziente

Luciano Bresciani, assessore alla Sanità della Regione Lombardia

Luciano Bresciani, assessore alla Sanità della Regione Lombardia

E’ partita il 1° marzo la cosiddetta operazione trasparenza, una iniziativa voluta dall’assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Luciano Bresciani, per fare chiarezza sul valore delle prestazioni sanitarie.

Tale “trasparenza” consiste nel comunicare ai cittadini, attraverso un’apposita lettera, il “valore” della prestazione sanitaria che riceve, con la distinzione tra il costo totale della prestazione e l’ammontare del ticket pagato dal cittadino. La differenza sarebbe il costo sopportato dal servizio sanitario regionale.

In linea di principio si può eccepire il fatto che, anche nel caso di un esame clinico che costi per ipotesi 250 euro, di cui circa 50 euro di ticket imposto al cittadino, pure il restante di 200 euro sarebbe comunque pagato dal cittadino, attraverso le tasse che normalmente versa allo stato e alla regione. Ma non dovrebbe essere necessario ricordarlo.

Tornando nello specifico all’obiettivo sbandierato dall’assessore Bresciani di “portare i costi in chiaro”, va rilevato che questa “operazione trasparenza” riguarda solo le prestazioni il cui costo supera i 50 euro, che rappresentano solo il 25% del totale. Per il 75% delle prestazioni, quelle di costo inferiore, comunicare il valore vorrebbe dire evidenziare che il cittadino lombardo, attraverso il ticket, paga più del costo della prestazione che riceve. Ma questo non gli viene comunicato perché ovviamente lo farebbe irritare.

Insomma: quando il cittadino deve pagare di più della regione per le cure che riceve, la trasparenza non esiste. La denuncia della distorsione, attuata attraverso questa comunicazione parziale, è stata fatta direttamente dai medici che sono oggetto del monitoraggio regionale sui costi, nonché da parte dei consiglieri regionali del Partito Democratico.

Ed in tutto questo dov’è la dignità del malato?  La Giunta Regionale non dimentichi che le cure offerte al malato sono un diritto inalienabile e pertanto non deve passare il messaggio che il paziente è un ‘peso’ sulla società.

Il paziente deve sentire che la comunità e il servizio pubblico gli sono vicini, che egli non deve temere alcuna limitazione delle cure cui ha diritto e che tutto non venga ridotto ad una visione meramente economica.

Quel che si vorrebbe conoscere da chi ci amministra

La Regione Lombardia ha da tempo attivato la carta dei servizi (CRS) che i cittadini cominciano ad utilizzare rendendosi conto della sua utilità. La CRS facilita l’accesso ai servizi della Pubblica Amministrazione sia a livello locale (ecocentro incluso) sia regionale. Perché il Consorzio dei Navigli ha disposto una propria carta e non ha utilizzato le possibilità offerte da quella regionale? Che motivo c’era di duplicare le carte e sopportare inutili costi e poi costringere i cittadini a code e perdite di tempo per entrare in possesso della carta del Consorzio quando sono già in possesso di quella regionale?

A cura del Capogruppo Consiliare Enrico Bodini

APPELLO PER L’ACQUA PUBBLICA IN LOMBARDIA

Con il presente Appello, il Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l’Acqua Pubblica, a nome degli oltre 3 milioni e 700 mila cittadini lombardi (pari a più del 50% degli elettori) che ai Referendum del 12 e 13 giugno 2011 hanno votato Sì all’abrogazione delle norme che imponevano la privatizzazione e garantivano i profitti sulla gestione dei servizi idrici,

CHIEDE

  1. al CONSIGLIO della Regione Lombardia di modificare la Legge Regionale n. 26/2003 (così come modificata dalla L.R. 21/2010) per la parte riguardante i servizi idrici, che nel testo vigente < prevede l’esproprio delle competenze dei Comuni (attraverso la soppressione delle Autorità d’Ambito territoriale – A.ATO) e la privatizzazione dell’acqua (poiché contiene ancora i riferimenti al Decreto Ronchi, abrogato dal Referendum nazionale, che obbligava a cedere ai privati la gestione dei servizi idrici);

  2. agli Amministratori dei COMUNI e delle PROVINCE della Lombardia di fermare le procedure per la costituzione degli Uffici d’Ambito provinciale (in sostituzione delle A.ATO) e di non attivare i processi di riorganizzazione della gestione dei servizi idrici che avviano le gare o predispongono l’ingresso dei privati nelle aziende pubbliche esistenti.

  3. ai CITTADINI ed ai COMITATI dell’acqua di monitore sui territori le decisioni che saranno assunte dai Comuni e dalle Province, rispetto alla gestione dei servizi idrici locali.

Se la legge regionale non verrà cambiata al più presto, il rischio è che l’acqua di tutta la Lombardia finisca nelle mani di poche imprese private, italiane o straniere, interessate solo a fare profitto.

Il Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l’Acqua Pubblica formula le seguenti proposte:

  • salvaguardare la titolarità dei Comuni nel governo dei servizi idrici, prevedendo forme di partecipazione della cittadinanza alle scelte sulla gestione dell’acqua;

  • garantire la gestione totalmente pubblica dei servizi idrici, attraverso l’affidamento ad aziende di diritto pubblico di proprietà dei Comuni;

  • avviare un confronto politico per la riorganizzazione complessiva del servizio idrico, che va ridefinito quale “servizio di interesse pubblico generale, privo di rilevanza economica”, attraverso la valorizzazione dei bacini idrografici esistenti in Lombardia, che devono essere amministrati dai Comuni e affidati in gestione ad aziende di diritto pubblico, garantendo il diritto all’acqua secondo principi di solidarietà.

Perché si scrive acqua, ma si legge democrazia

Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l’Acqua Pubblica

Il Pirellone: un mostro antieconomico

Milano, 15 settembre 2011

Comunicato stampa

Il Consiglio regionale della Lombardia si “riorganizza” espandendo la struttura di comando e aumentando la spesa per il trattamento economico di dirigenti e quadri

Mentre sulle cittadine e i cittadini lombardi si abbatte, con cadenza ormai mensile, la scure dei tagli ai servizi pubblici essenziali fatti in nome della crisi (che dovrebbe invece pagare chi l’ha prodotta), il Consiglio regionale della Lombardia si “riorganizza” espandendo la struttura di comando e aumentando la spesa per il trattamento economico di dirigenti e quadri.

E’ il caso di rammentare che l’incarico di quadro viene assegnato dall’amministrazione in via del tutto discrezionale, in assenza di qualunque seria procedura di selezione.

Questa è da oggi la struttura organizzativa del Consiglio regionale:

  • 32 posizioni dirigenziali (1 Segretario generale, 2 Vicesegretari generali, 1 dirigente di Unità di supporto specialistico, 8 dirigenti di Servizio e 20 dirigenti d’Ufficio);

  • 42 posizioni organizzative (i cosiddetti quadri): fino a ieri erano 36, di cui 4 vacanti.

L’incremento di spesa per i titolari di posizione organizzativa è avvenuto in due tempi:

  • a dicembre 2010, il trattamento economico aggiuntivo spettante ai singoli quadri (oltre allo stipendio base) fu aumentato da 14.750 euro annui a 16.125;

  • i dieci nuovi quadri nominati oggi percepiranno invece, per i primi tre anni, “soltanto” 12.500 euro annui.

In totale, la spesa per pagare il trattamento economico aggiuntivo dei quadri è aumentata di 169.000 euro annui; quella per i dirigenti è invece aumentata “solo” di circa 70 mila euro annui.

Dalla “riorganizzazione” emerge tra l’altro una struttura sovradimensionata per numero di teste di comando, costosa e contorta, che renderà più lungo e complicato il lavoro amministrativo: 74 “capi” dovrebbero infatti organizzare e coordinare il lavoro dei restanti 258 dipendenti (la truppa). Con un rapporto di 1 capo ogni 3,48 dipendenti, il Consiglio regionale si afferma come un mostro antieconomico, che fa lievitare i costi per le figure di personale apicali, senza alcun prevedibile ritorno positivo in termini di efficacia e di efficienza.

Anziché mirare a un miglior funzionamento dell’organizzazione e dell’amministrazione consiliare, queste scelte sembrano perciò confermare l’incapacità della macchina amministrativa di autoriformarsi. Va da sé che i maggiori costi dell’apparato amministrativo saranno scaricati sul resto dei dipendenti, i cui stipendi, per effetto di varie manovre finanziarie, resteranno congelati fino al 2017 ai livelli del 2010 (altro che Grecia…).

C’è qualcuno però che ancora non si arrende a questa situazione: sono le/i dipendenti del Consiglio regionale, che vogliono solo fornire la loro prestazione lavorativa correttamente e in un quadro di chiarezza amministrativa.

MARTEDÌ 20 SETTEMBRE dalle ore 11,00 alle 12,30 davanti al Pirellone

(via F. Filzi, 22) si terrà un’ASSEMBLEA IN PIAZZA dei dipendenti regionali

Le RSU dell’Unione Sindacale di Base-USB – Consiglio regionale

Lettera aperta all’Assessore regionale ai trasporti, Raffaele Cattaneo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo…

Signor Assessore Cattaneo (non aggiungo “stimato” perchè ormai tra noi pendolari lei non gode più di alcuna stima), ho ascoltato con grande preoccupazione e profondo disgusto l’intervista da lei rilasciata al TG3 Lombardia di mercoledì 14 settembre, in cui ha dichiarato che con la manovra finanziaria quasi un treno su due rischia di essere cancellato.

Ma come è possibile?

Da gennaio ad oggi non ha fatto altro che ripetere fino alla nausea, come un disco rotto, che gli aumenti delle tariffe sarebbero serviti non solo a migliorare la qualità del trasporto pubblico (?), ma anche ad evitare tagli. Anzi, ha detto più volte che questo era un sacrificio necessario per non ridursi come molte altre Regioni, che invece hanno tagliato qua e là.

Ora invece, quando moltissimi pendolari hanno già acquistato il nuovo abbonamento annuale, per di più maggiorato del 23%, lei si arroga il diritto di cambiare le carte in tavola a gioco iniziato. Si vergogni!!!

Con il 50% dei treni eliminati, la maggior parte dei pendolari dovrà reinventarsi daccapo le scadenze della giornata, è ciò creerà infiniti disagi soprattutto alle famiglie con bambini piccoli, le quali dovranno fare i salti mortali per conciliare gli orari dei treni con quelli di asili, scuole e posto di lavoro.

Inoltre, giova ricordarlo, nonostante i ripetuti bla-bla sull’eccellenza dei trasporti in Lombardia, ancora oggi viaggiamo su convogli su cui regnano il degrado, la sporcizia e l’inaffidabilità cui lei ci ha abituato in questi anni della sua gestione, e basterà che una corsa venga soppressa (cosa tutt’altro che infrequente, di questi tempi) per far saltare tutto questo delicato gioco di “incastri” sul filo dei minuti e arrivare al lavoro in ritardo, oppure non arrivare in tempo a prendere il bimbo a scuola.

Stando alle sue dichiarazioni, da agosto avremmo dovuto avere dei treni “svizzeri”, puliti, efficienti e puntuali, e invece ci ritroveremo con la metà di treni “africani”. Con tutto il rispetto, ovviamente, per l’Africa.

Vorrei ora fare qualche considerazione di carattere squisitamente economico.

Come dicevo, molti di noi hanno già pagato in anticipo l’abbonamento ferroviario annuale. Nel mio caso il rincaro è stato di 90€ in un colpo solo, ma per chi percorre tratte più lunghe il salasso è quasi doppio. E già questa è una vigliaccata bella e buona, perchè se i tagli diverranno operativi, gli abbonamenti non avranno praticamente più alcun valore e saranno carta straccia. In tal caso, chi ce li rimborserà? Lei o l’A.D. di Trenord Biesuz?

Inoltre, provi solo a immaginare a quali spese andrebbe incontro una famiglia media se anzichè il treno decidesse di usare l’auto. Con il prezzo dei carburanti alle stelle, i costi sarebbero semplicemente insostenibili. La sua auto blu, Assessore, ha sempre il serbatoio pieno, le nostre utilitarie no… Se poi al conto totale vogliamo aggiungere anche il pedaggio autostradale, il parcheggio di corrispondenza e il biglietto e/o abbonamento ATM o la tariffa ecopass (rincarati anche quelli), beh, provi a fare due più due…

Senza contare l’aumento esponenziale di traffico e inquinamento, la cui diminuzione invece mi risulta sia sempre stata un cavallo di battaglia “elettorale” della giunta Formigoni. O sbaglio?

Infine, non va dimenticato che chi è dipendente pubblico avrà lo stipendio “congelato” fino al 2015.

Non credo però che nel frattempo tali dipendenti verranno esentati dal pagamento delle bollette, del canone RAI e di bollo e assicurazione auto, dovranno pur mangiare ogni tanto e non potranno andarsene in giro con gli stessi vestiti per altri tre anni, e dal momento che non è realistico pensare che le tariffe di trasporto e i costi di benzina e gasolio scenderanno, COME CREDE CHE RIUSCIRANNO A VENIRE AL LAVORO??? Risponda adesso, se può!

Apprendo che lei andrà a Roma con tutti gli Assessori ai trasporti delle altre Regioni per rimettere le deleghe.

Certo è molto, troppo comodo fare promesse su promesse, non mantenerne neppure una e alla fine lavarsene le mani se si fallisce, ma se è vero che le stanno a cuore i problemi del trasporto pendolare, allora insieme alle deleghe rimetta anche il suo mandato, abbia il coraggio di fare un passo indietro (anche se un’azione simile se non è certo nel DNA del suo schieramento politico) e lasci il posto a qualcuno che le promesse le mantenga davvero. Se non tutte, almeno qualcuna.

Stefano Banda, Vittuone (MI)

Lombardia: il vento del cambiamento ha soffiato forte

Alle iscritte e agli iscritti Pd Lombardia
Ai simpatizzanti Pd
Ai Circoli Pd Lombardia

Carissime, carissimi,

le scorse settimane ci hanno regalato grandi soddisfazioni.
In Lombardia, così come nel Paese, il vento del cambiamento ha soffiato forte e le tante vittorie conseguite anche sul nostro territorio ci riempiono di orgoglio e ci consegnano nuove responsabilità. Prima con il voto amministrativo poi con la valanga referendaria si è realizzato quello straordinario cambio di stagione cui tutti lavoravamo da molto tempo.

La vittoria di Milano, per importanza e significato, è il segno inequivocabile di questo nuovo tempo. I successi nelle province di Mantova e Pavia, così come nella stragrande maggioranza dei Comuni al voto in Lombardia, hanno cambiato la geografia politica della nostra regione, chiudendo finalmente un periodo molto duro per noi. Ovunque abbiamo investito su una nuova schiera di giovani Amministratori. Ovunque è stata premiata l’apertura che il Pd ha costruito verso le forze civiche. La nostra funzione di servizio è stata riconosciuta e premiata facendoci riguadagnare stima e fiducia.
Questi risultati non sarebbero stati possibili senza di voi.

Voglio ringraziare di cuore tutti i Circoli del Pd lombardo, tutte le iscritte e gli iscritti e i tantissimi simpatizzanti che hanno lavorato al nostro fianco per mesi con passione, tenacia, spirito di servizio, intelligenza politica.

Voglio ringraziare i tanti che hanno macinato chilometri sul territorio e volantinato senza mai demordere e senza mai chiedere nulla in cambio. Ringrazio chi non ci ha mai fatto mancare il proprio contributo d’idee e proposte. I giovani e le donne che con il loro protagonismo hanno segnato in modo indelebile questa nuova stagione di partecipazione e di riscatto.
Ringrazio i candidati eletti e non eletti perché tutti “ci hanno messo la faccia” con straordinaria disponibilità.

E proprio perché il Pd lombardo può andare fiero del lavoro fatto, ora non ci dobbiamo fermare.

Ora dovremo dimostrare di essere all’altezza dei compiti che i cittadini ci hanno assegnato perché praticare il cambiamento è certamente più difficile che evocarlo. Certo oggi sappiamo di avere più forza per tradurre in fatti le nostre idee di giustizia sociale, equità, democrazia, solidarietà.

Abbiamo sempre detto che cambiare la Lombardia significa cambiare il Paese. Insieme abbiamo fatto un grande passo in avanti ma la sfida del cambiamento non è certo finita: ora l’alternativa alla destra può diventare un progetto compiuto per il paese e per tutti. Grazie ancora.

Con amicizia,

Maurizio Martina

Contro le centrali in Lombardia, cosa voteranno Pdl e Lega stavolta?

Abbiamo depositato questa mattina in Consiglio regionale una mozione del Partito democratico contro la realizzazione delle centrali nucleari in Lombardia. I primi firmatari, i consiglieri regionali Giovanni Pavesi e Agostino Alloni, spiegano che i contenuti ricalcano le richieste portate in Regione la scorsa settimana dal coordinamento territoriale antinucleare diViadana, che raccoglie i comitati antinucleari e le associazioni ambientaliste del mantovano, del cremonese e della sponda destra del Po, corredato da 1342 firme. La mozione sarà discussa nella seduta del prossimo 12 aprile.
«Dopo i fatti di Fukushima e dopo la sentenza della Corte costituzionale – dichiarano Pavesi e Alloni – lo scenario è cambiato. C’è una consapevolezza maggiore dei rischi che impianti del genere possono creare e c’è uno stop al dirigismo del Governo, che vorrebbe localizzare le centrali senza chiedere il parere del territorio. Alla discussione di una mozione analoga, il 23 novembre scorso, PDL e Lega avevano votato contro. Attendiamo di sapere cosa faranno di fronte a questa nuova mozione.”
Pavesi e Alloni bocciano la moratoria di dodici mesi sul programma nucleare proposta dal governo e accolta dal presidente Formigoni: “È solo un modo per depotenziare il referendum contro il nucleare del 12 e 13 giugno. È un modo per abbassare la tensione e cercare di farlo fallire dicendo ai cittadini che il loro voto non è più indispensabile. Non è così, non serve una moratoria, il programma nucleare va cancellato definitivamente e il referendum è uno strumento fondamentale.”
Cinque i punti della mozione, che impegna la giunta regionale:
·  a esprimere fin da ora parere negativo all’eventualità di un insediamento nella Regione Lombardia di centrali nucleari, invitando il Governo della Repubblica a rispettare i pareri espressi dalle Regioni;
·  a dichiarare l’indisponibilità ad ospitare nel territorio regionale centri, anche temporanei, per lo stoccaggio, smaltimento di scorie radioattive;
· a elaborare un piano energetico regionale contenente forti programmi d’investimento per lo sviluppo e la diffusione di tecnologie che utilizzino fonti di energia rinnovabili migliorativi rispetto agli obiettivi del 20/20/20 per il 2020 deciso in sede europea;
· a valutare l’istituzione di un congruo fondo per l’efficienza ed il risparmio energetico negli edifici pubblici e privati che intendono conseguire l’inserimento nella classe energetica B e A di casa-clima;
·  ad invitare i parlamentari lombardi ad attivarsi per promuovere una modifica della legge in premessa che salvaguardi il diritto alla autodeterminazione anche in materia energetica, previsto dal Titolo V della Costituzione.
PD Lombardia

Anche la Lombardia celebra l’Unità d’Italia, grazie al PD

Finalmente cala un triste sipario, quello della propaganda leghista sui festeggiamenti per i centocinquant’anni dall’Unità d’Italia. Grazie alla decisa opposizione del Partito Democratico, anche in Lombardia verrà degnamente festeggiata questa importante ricorrenza.

Il testo della legge regionale per i festeggiamenti, proposto dal Partito Democratico, è stato votato da tutte le forze politiche escluse la Lega, che, per non ammettere la propria sconfitta, ha ripiegato sull’applicazione statutaria che prevede la definizione della bandiera e della festa della Lombardia, che dovrebbe tenersi il 29 maggio. La maggioranza esce spaccata proprio sui valori fondamentali dello Stato e delle istituzioni italiane. Divisione ancora più evidente se si pensa che il PDL ha votato assieme al centrosinistra due emendamenti. Il primo stabilisce da ora in poi l’esecuzione dell’inno nazionale di Mameli all’inizio di ogni seduta del Consiglio regionale. Il secondo impegna la giunta e l’ufficio di presidenza a distribuire nelle sedi territoriali del Pirellone centinaia di bandiere tricolori, per permettere ai cittadini di esporle ai balconi di casa il 17 marzo.

Formigoni, presidente della Regione, ha cercato di tenere un profilo basso e di smorzare i toni della polemica. “È grave – dice Filippo Penati, consigliere regionale PD – che Formigoni non abbia ritenuto di dover essere presente in aula per votare la legge. Ancora una volta ha dimostrato di essere sotto il ricatto leghista, come testimoniano le sua ridondanti dichiarazioni sul 29 maggio”.

Intanto, però, anche in Lombardia si potrà festeggiare, e il PD invita a esporre le bandiere da ogni balcone.

Regione Lombardia: approvata la riforma sul servizio idrico

A nulla sono servite le manifestazioni di cittadini e amministratori, né l’opposizione esercitata da PD e partiti del centrosinistra in Regione: il 22 dicembre la nuova legge regionale sulla riforma dei servizi idrici è diventata realtà.

Per il PD, si tratta di un vero e proprio “colpo di mano” che apre le porte alla privatizzazione del servizio idrico. D’ora in poi ai Comuni resterà solo la possibilità di esprimere un parere vincolante –  attraverso la conferenza dei sindaci – su tutti gli atti delle province e sulla determinazione delle tariffe. Unica eccezione Milano, dove Palazzo Marino continuerà a gestire in proprio la rete idrica. Gli altri enti locali avranno da ora in avanti la possibilità di costituire una società patrimoniale per gestire la rete, alla quale spetterà decidere, tra l’altro, a chi affidare il servizio.

Secondo il Coordinamento dei Comitati in difesa dell’acqua pubblica sarebbe stato opportuno rinviare la discussione in aula in attesa della definizione del quadro legislativo nazionale entro cui impostare norme regionali sulla gestione dell’acqua pubblica. Il Coordinamento chiedeva inoltre «l’avvio di una riflessione politica sulle modalità di organizzazione del servizio idrico integrato impostata sui bacini idrici e non sulla dimensione amministrativa provinciale» e «la classificazione del servizio idrico come servizio pubblico locale di interesse generale, da organizzare su base regionale, provvedendone la gestione diretta a mezzo di Consorzi obbligatori tra Comuni».

“Il Governo nazionale dà una proroga che consente a tutte le Regioni di aspettare i pronunciamenti della Corte costituzionale, l’indizione del referendum e di fatto una condizione legislativa più chiara. Ma Regione Lombardia, incautamente, con 39 consiglieri su 80, quindi una minoranza, approva la legge sull’acqua”.

E’ il commento di Luca Gaffuri e Fabrizio Santantonio, capogruppo e consigliere regionali del Pd, dopo la votazione in Consiglio regionale. L’opposizione ha fatto fino all’ultimo ostruzionismo e, al momento del voto, ha abbandonato l’Aula. Ma nonostante mancasse evidentemente il numero legale, la maggioranza Pdl-Lega ha deciso di continuare e di votare il progetto di legge.

“Eppure è una legge sull’acqua che non aveva i termini dell’urgenza. Non c’era fretta per votare una norma che esautora i Comuni dalla gestione del servizio idrico, facendo una rivoluzione indipendentemente dal quadro normativo nazionale; che non permette più la gestione in house; che mette mano in un settore che, attualmente, ha le tariffe più basse d’Europa; che costringe le Ato a riaffidare entro il 31 dicembre il servizio; che inserisce elementi normativi in contrasto con sentenze della Corte costituzionale”, hanno concluso Gaffuri e Santantonio.

Pd Area Metropolitana Milano