Articoli marcati con tag ‘bersani’

La ricostruzione del Paese parte dai Comuni

Pier Luigi Bersani scrive agli elettori delle amministrative.

Bersani: puntare sul protagonismo delle donne nella vita sociale

Pier Luigi Bersani intervistato da Lucia Annunziata all’iniziativa “Dal Sud con le donne, Ricostruiamo l’Italia”

Bersani: siamo in recessione, ora puntare sul lavoro

Bersani: il comportamento dell’Europa con la Grecia è vergognoso

La consulta boccia i referendum elettorali

Bersani: “Per noi non è una bella giornata, ma rispettiamo la decisione della Corte”.

Ora bisogna mettersi subito al lavoro per cambiare la legge, il Porcellum è inaccettabile.

L’agenda di Bersani per le riforme

Pier Luigi Bersani

Pier Luigi Bersani

L’intervento del Segretario Nazionale del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani.

Le priorità per dare una prospettiva migliore al Paese.

Abbiamo davanti un anno arduo e non semplice da interpretare. Vale forse la pena di “progettarlo” un po’, togliendo di mezzo un eccesso di fatalismo. Vorrei cominciare con qualche prima idea.

1. La scena si apre sull’Europa. Fino ad ora le decisioni sono state deboli. L’agenda da qui a marzo di per sé non rassicura. Nelle opinioni pubbliche è ancora dura come il marmo quell’ideologia difensiva e di ripiegamento che le destre europee hanno coltivato, ricavandone inutili vittorie, e che i progressisti non hanno potuto o saputo contrastare, ricavandone larghe e dolorose sconfitte.

Inutile illudersi. O si mette in comune rapidamente e seriamente la difesa dell’Euro (vincoli di disciplina, strumenti efficaci e condivisi contro la speculazione e per la crescita, politiche macroeconomiche coordinate) o sarà il disastro. Se davvero l’Italia è troppo grande sia per fallire che per essere salvata, allora è troppo grande anche per stare zitta.

È tempo che ciascuno di noi faccia la sua parte in Europa; il Partito Democratico sta lavorando per la piattaforma comune dei progressisti europei. Ma è tempo anche di fare qualcosa assieme, qui in Italia. Governo e forze politiche possono determinare una posizione nazionale. Il Parlamento (che non esiste solo in Germania!) può articolarla e assumerla. Il nostro Presidente del Consiglio può interpretarla e gestirla al meglio. Le idee ci sono e vedo su di esse la possibilità di una larga convergenza.

Il biglietto da visita delle nostre idee in Europa potrebbe essere così concepito: noi continueremo le nostre riforme e ci riserviamo ogni ulteriore iniziativa per rafforzare la nostra credibilità. Ma non faremo più manovre. A chi raggiunge il 5% di avanzo primario che cosa altro si può chiedere? Nel caso, nessuno pensi di trattarci come la Grecia. Come si diceva, siamo troppo grandi e quindi parecchio ingombranti. Se ne tenga conto.

2. Torniamo qui ai nostri compiti. Salvare l’Italia significa, al concreto, contrastare la recessione, produrre crescita e occupazione, dare una prospettiva alla nuova generazione. Salvare l’Italia è possibile solo se cambiamento e coesione si danno la mano. Se coesione e cambiamento diventassero un ossimoro, non ci sarebbe speranza.

L’azione di governo deve dunque possedere un metodo fondamentale e un fondamentale messaggio. Quanto al metodo, emergenza e transizione pretendono una forma particolare di dialogo sociale tale da sollecitare partecipazione e corresponsabilità, salvaguardando comunque la decisione tempestiva. Si può fare e, a parer mio, si deve fare.

Ma voglio sottolineare in particolare il metodo politico. Il Governo troverà la sua forza in un rapporto stabile, permanente e ordinato con i Gruppi Parlamentari; un rapporto da allestire anche nella fase ascendente delle decisioni. Si parli di mercato del lavoro, o di liberalizzazioni, o di politica industriale, di pubblica amministrazione, di immigrazione, di Rai e di cento altri temi, esistono in Parlamento, da ogni lato, idee inevase da anni e non necessariamente divisive.

Dica il Governo il suo piano di lavoro, raccolga dal Parlamento orientamenti e idee e avanzi quindi le sue decisioni e le sue proposte. Noi non pretendiamo il cento per cento di quel che faremmo, e così sarà per gli altri. Ma la trasparenza e la chiarezza servono a tutti. Quanto al messaggio fondamentale, se nell’emergenza è in gioco il comune destino del Paese, si deve innanzitutto promuovere un’idea di comunità degli italiani. Ci si ricordi allora che la solidarietà è la materia prima di una comunità, è ciò che la distingue da una accozzaglia anarchica di interessi.

Se vogliamo farcela, tutti assieme, i riflettori vanno dunque puntati su chi è più in difficoltà. Bisogna predisporre l’aiuto a chi sta vivendo e vivrà le condizioni più difficili, come l’assenza di lavoro, l’insufficienza di reddito o una disabilità abbandonata. Su questo, non ci siamo ancora. Occorre fare di più, cominciando col cancellare qualche inutile asprezza di alcune misure già adottate che suscitano un giusto risentimento.

3. La grande parte delle forze politiche e parlamentari si dichiarano interessate e disponibili ad una iniziativa di riforma delle Istituzioni e della politica. Il Presidente della Repubblica la sollecita autorevolmente. È evidente che un simile percorso significherebbe stabilità per il Governo e maggiore credibilità della politica e delle Istituzioni nella prospettiva della nuova legislatura.

Sto parlando della già avviata adozione di parametri europei nei costi della politica, di riduzione del numero dei Parlamentari, di riforma del bicameralismo, di radicale aggiornamento dei regolamenti parlamentari e, alla luce delle prossime decisioni della Corte, di riforma elettorale. Su tutto questo esistono proposte e appaiono possibili convergenze significative.

Si intende fare sul serio? Intendiamo davvero passare dalle parole ai fatti? Questo pronunciamento tocca innanzitutto ai segretari dei partiti, ovviamente non solo a quelli che hanno votato la fiducia al Governo, ma a partire da loro. C’è poco tempo ed è quindi ora di prendersi impegni pubblici, espliciti e dirimenti.

I tre punti che ho segnalato dovrebbero essere, a parer mio, l’agenda di gennaio. Infine una parola per chi, nel gioco ormai stucchevole fra tecnica e politica, si predispone a promuovere, chissà in quali forme nuove, l’edizione 2012 dell’antipolitica. L’Italia ha già dato.

Per quello che ci riguarda il Partito Democratico ha compiuto un gesto propriamente politico, trasparente e generoso, nel sostenere questa transizione e si predispone ad offrire agli elettori, quando sarà il momento, una proposta riformista e democratica di ricostruzione, alternativa al decennio populista.

Siamo pronti a riconoscere in termini nuovi i codici e i limiti della politica. Anche in questo difficile passaggio, tuttavia, siamo convinti di poterne rafforzare la dignità e l’indispensabile ruolo.

Senza solidarietà non c’è comunità

Il Pd ha votato alla Camera la fiducia al governo Monti. Senza giri di parole, senza asticelle e paletti temporali, dopo aver lavorato perché questo governo ci fosse.


Al nuovo esecutivo, Pier Luigi Bersani ha chiesto di dire basta con l’egoismo sociale, perché senza solidarietà non c’è il senso della comunità e senza il senso di comunità non possiamo salvarci. Serve uno sforzo collettivo: chi ha di più deve dare di più. Chi è stato disturbato meno deve essere disturbato di più.

Dichiarazione di voto di Pier Luigi Bersani sul voto di fiducia al governo Monti

Ore decisive per il destino del Paese

Finalmente!

Dopo aver provocato il suo completo isolamento a livello internazionale, fatta eccezione per il suo amico Putin e per qualche altro leader di paesi di dubbia credibilità; dopo la totale sfiducia nei suoi confronti manifestata inconfutabilmente dai mercati; dopo aver esasperato fino all’inverosimile la gran parte del popolo italiano, finalmente Silvio Berlusconi ci ha fatto la grazia di togliersi dai piedi!

Certo questo non è ancora il momento della sua sparizione dalla vita politica italiana, non lo può essere, visto che la sua gestione della cosa pubblica è stata essenzialmente privatistica, ha pensato cioè esclusivamente ai suoi interessi, anteponendoli a quelli del Paese, ed è perciò scontato che tenterà ancora, in ogni modo, di condizionare la vita politica italiana al fine di tutelarli ulteriormente.

Diciassette anni di berlusconismo ci lasciano, in ogni caso, una situazione drammatica dal punto di vista economico e sociale, con una nazione umiliata e offesa, sull’orlo di un drammatico baratro: il fallimento del sistema paese.

Salvo colpi di scena lunedì dovremmo avere un nuovo governo guidato da Mario Monti e speriamo che questo serva a rassicurare i mercati. Non avrà vita facile il nuovo governo. Pdl e Lega sono partiti populisti e antipolitici, e perciò pericolosi.

La Lega è già pronta a recitare il suo ruolo barricadero e secessionista; Berlusconi è pronto a ricollocare le sue pedine a difesa dei suoi interessi al grido di “Traditori” verso chi, nel suo partito, appoggerà con convinzione il governo Monti.

E’ uno scenario complicatissimo all’interno del quale il PD, da tempo, ha espresso una posizione chiara ed onesta: prima di tutto c’è l’Italia, c’è l’esigenza di discontinuità e c’è l’esigenza di misure eque. Il segretario Bersani lo ha detto chiaramente: “Nell’immediatezza l’Italia ha bisogno di dare un segno di scossa, di cambio di passo e di un volto che dica al mondo che l’Italia non è quella di Berlusconi”.

Faremo la nostra parte con coraggio e lealtà a difesa esclusivamente dell’interesse generale del Paese. Se questa disponibilità dell’opposizione non dovesse essere colta, se il PDL farà prevalere ancora una volta interessi particolari e tatticismi, dimostrerebbe fino alla fine quale sciagura sia stata per l’Italia affidarsi a Berlusconi e ai suoi servitori.

Pronti al governo d’emergenza

Lo facciamo per la gente e per i lavoratori

Intervista di Sandro Ruotolo a Pier Luigi Bersani durante la trasmissione Servizio Pubblico di Michele Santoro


Bersani: fiducia e verità la nostra ricetta per l’Italia

Intervento di Pier Luigi Bersani alla manifestazione nazionale del Partito Democratico.

Il segretario del Pd conclude la manifestazione “Ricostruzione in nome del popolo italiano” – Roma, 5 novembre 2011.